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domenica 18 ottobre 2015

Into the Wild

Into the Wild è un film del 2007, diretto da Sean Penn e ispirato dal libro Nelle terre estreme, di Jon Krakauer (1996) che tre anni prima aveva scritto l'articolo "Morte di un innocente" sul caso di Christopher McCandless


Tre anni dopo il primo articolo, Jon Kakauer racconta la storia completa di Christopher McCandless in un libro del 1996
Thoreau, con Tolstoj e Jack London,  era uno degli autori prediletti di Christopher McCandless

 
Il libro pubblicato quest'anno dalla sorella di Christopher McCandless, a più di vent'anni dalla sua morte

Una foto di Chrisopher McCandless, e la sua frase più celebre, il suo amaro testamento spirituale





sabato 21 febbraio 2015

Furore, film di John Ford (1940)



Furore, tratto dall’omonimo romanzo di John Steinbeck (1939), nel 1941 vinse il premio Oscar come miglior film. Tom Joad fu interpretato da Henry Fonda, che ebbe la nomination, ma non vinse il premio per il miglior attore protagonista. Oscar anche alla regia per John Ford. A Jane Darwell (mamma Joad) l’Oscar per la miglior attrice non protagonista.


 





 

 












venerdì 16 gennaio 2015

Religiosità, secolarizzazione e la profezia di Pasolini

Strateghi, islamisti, sociologi, antropologi, intellettuali di vario tipo, un ricco apparato scientifico dedito allo studio, alla previsione e al controllo dei rischi che corriamo, per capire se siamo in guerra o se possiamo ancora sperare in bene. Li rispetto e soprattutto rispetto il loro lavoro, la loro competenza. Ma la mia indole poco scientifica, la mia convinzione che per credere non bisogna per forza toccare e che per conoscere serve qualche esperimento in meno e qualche riflessione in più, mi porta a preferire la visione che dei nostri giorni ebbe un poeta, uno scrittore, un regista che aveva previsto tutto, anche l'Isis, anche i bambini che uccidono, anche le bambine usate come bombe al mercato.
Pier Paolo Pasolini, nella sua trasposizione cinematografica della Medea di Euripide nel 1969, riuscì a raccontare l'epoca in cui viviamo con mezzo secolo di anticipo.
Nelle scene iniziali del film si assiste alla crescita e all'educazione di Giasone che, sotto la guida del centauro, raffina progressivamente le proprie convinzioni religiose, fino a liberarsene del tutto.
Poi parte alla conquista del vello d'oro, eroe di una società completamente secolarizzata che viaggia, conquista, commercia, sottomette. Niente per lui è sacro a parte l'uomo e il suo benessere. E' certamente sacra la vita. E' certamente sacra la libertà, tutte le libertà. Ma i sentimenti degli altri, quelli non sono sacri. Soprattutto se si tratta di sentimenti religiosi, perchè essi rappresentano l'antico, il primitivo, l'incivile, dunque possono essere calpestati, dileggiati, disprezzati, vilipesi. Oppure trascurati, ignorati, messi da parte come poco importanti, come una irrilevante escrescenza destinata a guarire da sè.
Medea è l'opposto; è maga in un villaggio dove gli dei, gli spiriti, la religione sono sacri e l'uomo non lo è , la vita umana non lo è: infatti nel villaggio si compiono sacrifici umani. Gli dei sono tutto, l'uomo è niente.
Gli uomini e le civiltà sono portate a incontrarsi e a scontrarsi, si attraggono e si respingono. Giasone e Medea si uniscono in matrimonio, il mondo si restringe, il seme della globalizzazione è gettato, Medea segue Giasone e si stabilisce a Corinto, crocevia di marinai, viandanti e mercanti, la più libera e libertina delle città antiche. Le società diventano multietniche, Medea dà dei figli a Giasone, i figli dell'integrazione, gli immigrati di seconda generazione.
Tra le vie di Corinto Medea, senza più radici, con un burqa mentale a offuscare il suo sguardo, si sente tradita, vinta, costretta a promiscuità con gente che disprezza e che la disprezza o peggio la compatisce. Fuori dal suo villaggio i suoi valori, i suoi sentimenti non contano, non sono niente, e Giasone è distante, vive sotto il suo stesso tetto, ma è risucchiato da un mondo che a Medea è estraneo e ostile.
La ribellione cova sotto la cenere e quando esploderà sarà terrbile, una catastrofe contro natura, il più atroce dei delitti, la madre che uccide i propri figli.
Insomma nell'anno di grazia 1969, in piena Guerra Fredda, quando tutto l'apparato militare-strategico-intellettuale studiava scientificamente, simulava e sperimentava i rischi di un conflitto tra superpotenze, un visionario che non aveva studiato a Berkeley, forte soltanto della sua cultura classica e della sua spiccata sensibilità, riuscì a spiegarci la società del XXI secolo, il delirio di onnipotenza dell'uomo secolarizzato, la selvaggia ribellione degli sradicati, il rogo a cui ci condanniamo se ci mettiamo a calpestare ogni valore, ogni sensibilità, ogni ideale che non sia gradevole al nostro palato e alla nostra idea di progresso.
Tanta roba, per essere solo un film. Ma dietro ci sono Euripide e anche le traiettorie dell'animo umano, che sono le stesse di sempre.

sabato 21 giugno 2014

Alla ricerca di Nemo


Alla ricerca di Nemo, film d’animazione del 2003. 
Sono molto legato a questo film, perchè è stato il primo che mia figlia Alessia ha visto sul grande schermo.
 La voce di papà Marlin è di Luca Zingaretti





lunedì 16 giugno 2014

Quattro film che ci parlano (anche) di fuga ed evasione

A 30 secondi dalla fine, film del 1985, su soggetto di Akira Kurosawa e interpretato da John Voight; Thelma & Louise, film del 1991 di Ridley Scott con Susan Sarandon, Geena Davis, Brad Pitt e Harvey Keitel; The Truman Show, film del 1998 di Peter Weir interpretato da Jim Carey; A Beautyful Mind, film del 2001 di Ron Howard (il Richie Cunningham di Happy Days) sono film che sembrano diversissimi tra di loro e lo sono.
Però hanno almeno un  tema in comune: quello dell'evasione e della fuga.
Truman vuole evadere dalla realtà finta e posticcia in cui è stato costretto a vivere fin dalla nascita. Thelma e Louise voglionno concedersi una serata di evasione dal grigiore a cui sono abituate e si trovano loro malgrado nella condizione di fuggiasche, braccate dalla polizia in una corsa disperata verso il Messico.
Le prigioni di John Nash sono tutte mentali e fanno da buon contrappunto al mondo virtuale del Truman Show: mentre Truman ha davvero su di sè gli occhi di tutto il mondo, Nash ha l'ossessione di essere spiato ma è lui stesso che impedisce al proprio sguardo di andare oltre le formule matematiche scritte sula finestra della propria camera.
In "A 30 secondi dalla fine " il tema della fuga si carica di suggestioni metafisiche in quanto Manny, evaso con un compagno da un carcere di massima sicurezza, si trova presto intrappolato insieme al suo inseguitore su un treno privo di manovratore lanciato verso l'ignoto.
Naturalmente in ognuno di questi film ci sono anche temi diversi e più specifici, che vanno dall'invasività dei media al sessismo, dal disagio e senso di estraneità che deriva dalla diversità, alla speranza di redenzione per chi ha sbagliato.
Ma il tema della fuga, dell'evasione da uno stato di oppressione fisico, mentale o interiore, li accomuna e, insospettabilmente, li unisce.
Interessante anche l'articolo sul Truman Show proposto da Sentieri letterari, che trovate qui






martedì 29 aprile 2014

Fate

"Ogni volta che un bambino smette di credere alle fate, una fata muore".

dal film Neverland-Un sogno per la vita, 2004  

con con Johnny Depp, Kate Winslet e Dustin Hoffman

domenica 13 ottobre 2013

MEDEA

Storie come quella di Malala Yousafzai conducono a continue conferme della necessità di stabilire un dialogo autentico tra culture, religioni e civiltà diverse. E, più in generale, tra "laici" e credenti di qualsiasi religione.
Ricordo un film che fu profetico a questo riguardo. Si tratta di Medea di Pier Paolo Pasolini, interpretato da Maria Callas.
Trasponendo sul grande schermo la tragedia di Euripide, che culmina con Medea che uccide i propri figli per vendetta contro il tradimento di Giasone, Pasolini ne fornì anche un'interprtazione in chiave moderna e oggi più che mai attuale.
Eravamo nei primi anni settanta del secolo scorso, gli occhi di tutti erano puntati sul contrasto tra USA e URSS, i blocchi contrapposti, le ideologie politiche, comunismo e capitalismo. E invece Pasolini ci raccontò come il più grande pericolo per la sopravvivenza del nostro pianeta poteva arrivare dallo scontro tra cultura laica e cultura religiosa, soprattutto se ognuno dei due mondi si fosse sempre più radicalizzato nelle proprie convinzioni.
Il film si apre con l'educazione del piccolo Giasone da parte del centauro Chirone, il quale gli parla del Dio che è in tutte le cose, che è fatto per proteggere e per essere amato. Nella seconda scena Chirone ha sembianze meno animali e più umane e inizia a seminare il dubbio nella mente di Giasone, nel frattempo diventato adolescente, dicendogli che è vero che Dio è in tutte le cose, ma non è sempre buono, che il male esiste, che con il proprio comportamento si può scegliere tra male e bene, tra ricompense e castighi. Terza scena: Chirone non è più un centauro, si è totalmente umanizzato e rivolgendosi a Giasone ormai giovane adulto gli dice che non c'è nessun Dio, che il mondo è fatto per essere conquistato, dominato, che ognuno è artefice del proprio destino. Giasone parte alla conquista del vello d'oro.
Poi la storia si sposta nel villaggio dove vive la maga Medea e dove è radicato un senso del sacro profondo e primitivo, tanto che il villaggio ci viene presentato durante l'esecuzione di un sacrificio umano.
Seguendo la trama della tragedia di Euripide, Giasone e Medea si sposano e si stabiliscono a Corinto.
Per gli antichi, Corinto era un po' la capitale del peccato, dove giravano soldi, vino, prostitute, mercanti e affaristi di tutti i tipi, anche per via della sua posizione di collegamento tra l'Attica e il Peloponneso (anche San Paolo, per dire, gli dedica due lettere dove picchia piuttosto duro). Qui si consuma il tradimento di Giasone e la terribile vendetta di Medea.
L'uccisione dei figli da parte di Medea rappresenta per Pasolini la catastrofe a cui l'umanità andrà incontro se non ricompone la frattura tra la parte di mondo secolarizzato e la parte che conserva un atavico senso del sacro.
L'esperienza di questi ultimi decenni dimostra che a complicare le cose ci si mette anche la politica, il potere, gli interessi che spesso lavorano per allargare e non certo per ricomporre quella frattura.
Ecco perchè persone come Malala Yousafzai sono due volte eroiche e perchè a mio parere Malala sarebbe stato uno splendido premio Nobel per la pace.