«L’arte di scriver storie sta nel saper tirar fuori da quel nulla che si è capito della vita tutto il resto; ma finita la pagina si riprende la vita e ci s’accorge che quel che si sapeva è proprio un nulla». Italo Calvino, “Il cavaliere inesistente”
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sabato 18 marzo 2017
domenica 29 maggio 2016
Un santo protettore contro le malelingue
Narra la leggenda che Venceslao
IV ( n.1361 - m.1419), re di Germania e di Boemia e soprannominato dai suoi
sudditi il “re fannullone” per i suoi continui tentennamenti e per il temperamento vizioso, nutrendo
continui e paranoici dubbi sulla fedeltà della sua sposa, pretese dal confessore della regina, Giovanni da Nepomuk, che gli rivelasse ciò che lei gli raccontava nel segreto del
confessionale.
Di fronte al rifiuto del sacerdote, il 16
maggio 1393 re Venceslao lo fece torturare e poi gettare ancora vivo nelle acque della
Moldava. Sempre secondo la leggenda, la lingua taciturna di San Giovanni
Nepomuceno fu ritrovata secoli dopo ancora intatta. Santo patrono di Boemia, dei
confessori, delle acque e contro le calamità naturali, il suo nome può a buon diritto essere invocato
a protezione da tutte le malelingue e a tutela della riservatezza.
Insomma un santo a cui votarsi
contro tutti i danni provocati dalle acque e dalle bocche, quando entrambe crescono,
si fanno aggressive e montano impetuose. In parecchi ponti in giro per il
mondo sono state erette statue in suo nome e non sarebbe male dedicargli una
piccola edicola virtuale anche nella mitica Rete.
Visto che fioccano le Giornate Mondiali dedicate ad ogni cosa, si potrebbe istituire per il 16 maggio, giorno della sua ricorrenza, la Giornata Mondiale di astensione dal pettegolezzo... :-)
venerdì 29 aprile 2016
Ingratitudine
Nell'ambito degli incontri periodici del Mind and Life Institute,durante i quali alcuni scienziati occidentali si confrontano con la cultura buddista, nel marzo 2000 si tenne a Dharamsala, città indiana dove risiede il Dalai Lama, un importante convegno sulle "emozioni distruttive", con la partecipazione di neuroscienziati, filosofi, psicologi, monaci e studiosi tibetani, tra cui lo stesso Dalai Lama.
Di quell'esperienza, e degli importanti sviluppi scientifici che ne seguirono, parla diffusamente Daniel Goleman nel libro "Emozioni distruttive - Liberarsi dai tre veleni della mente: rabbia, desiderio e illusione". Questo sarà probabilmente argomento di un prossimo post.
Ora invece interrompo il lungo periodo di assenza da questo blog sotto l'impulso di dare libera espressione, non violenta ma ben chiara e decisa, a qualcosa di molto "distruttivo" che si agita dentro di me. Riprendere a correre, dopo mesi di inattività, è stato sicuramente di aiuto, ma non del tutto risolutivo.
D'altra parte, se da una parte le emozioni distruttive sono veleni che ci rendono più complicata l'esistenza, qualche volta rappresentano la molla che ci scuote dal torpore e ci fa creare qualcosa di bello, o di eticamente giusto, qualcosa che pur procurandoci sofferenza, obbedisce al richiamo di valori più grandi e più importanti di noi, come la bellezza, la giustizia, l'onestà, il rispetto.
Se poeti, scrittori, artisti, leader di movimenti per i diritti umani avessero raggiunto quel disincanto assoluto che ci rende meno vulnerabili alla sofferenza, se avessero soffocato quel sacro furore dell'anima che li ha spinti a fare ciò che hanno fatto, saremmo tutti un po' più poveri,
Sono quindi molto riconoscente a tre grandi della letteratura francese che, complici Le Garzantine (perchè le scorciatoie esistevano anche prima di Wikipedia) mi aiutano ad esprimere in parte quel piccolo, miserabile disagio che oggi sento prepotentemente e che devo sfogare in qualche modo.
"Ci sono servigi così grandi che si possono ripagare solo con l'ingratitudine" Alexandre Dumas padre, Mes mémories
Di quell'esperienza, e degli importanti sviluppi scientifici che ne seguirono, parla diffusamente Daniel Goleman nel libro "Emozioni distruttive - Liberarsi dai tre veleni della mente: rabbia, desiderio e illusione". Questo sarà probabilmente argomento di un prossimo post.Ora invece interrompo il lungo periodo di assenza da questo blog sotto l'impulso di dare libera espressione, non violenta ma ben chiara e decisa, a qualcosa di molto "distruttivo" che si agita dentro di me. Riprendere a correre, dopo mesi di inattività, è stato sicuramente di aiuto, ma non del tutto risolutivo.
D'altra parte, se da una parte le emozioni distruttive sono veleni che ci rendono più complicata l'esistenza, qualche volta rappresentano la molla che ci scuote dal torpore e ci fa creare qualcosa di bello, o di eticamente giusto, qualcosa che pur procurandoci sofferenza, obbedisce al richiamo di valori più grandi e più importanti di noi, come la bellezza, la giustizia, l'onestà, il rispetto.
Se poeti, scrittori, artisti, leader di movimenti per i diritti umani avessero raggiunto quel disincanto assoluto che ci rende meno vulnerabili alla sofferenza, se avessero soffocato quel sacro furore dell'anima che li ha spinti a fare ciò che hanno fatto, saremmo tutti un po' più poveri,
Sono quindi molto riconoscente a tre grandi della letteratura francese che, complici Le Garzantine (perchè le scorciatoie esistevano anche prima di Wikipedia) mi aiutano ad esprimere in parte quel piccolo, miserabile disagio che oggi sento prepotentemente e che devo sfogare in qualche modo.
"Prima di fare un favore a qualcuno, assicuratevi che non sia un imbecille" Eugène Labiche, Il viaggio di Monsieur Perrichon
"Ci sono servigi così grandi che si possono ripagare solo con l'ingratitudine" Alexandre Dumas padre, Mes mémories "Un service au-dessus de toute récompense
a force d'obliger tient presque lieu d'offense"
Pierre Corneille, Surena
martedì 27 maggio 2014
Rispetto
"E mentre seppe questa cosa, che il rispetto era la cosa più grande che si poteva offrire agli uomini, seppe anche che lui e Masa e tutti gli uomini e le donne come lui e Masa, erano uomini e donne senza peso, senza patria, senza valore, perché conoscevano il rispetto. Erano perduti perché non volevano combattere contro l’uomo, in un mondo dove i più alti monumenti erano fatti con le ossa e il sangue degli uomini, e anche i vestiti erano fatti con la pelle dell’uomo, e anche i piatti più delicati erano preparati con qualcosa ch’era sottratta alla dignità dell’uomo. E le parole stesse, le grandi parole di pietà, di coraggio, di amore, quelle parole che andavano verso l’uomo come una luce, come un fiotto di musica e gioia, nascondevano la debolezza e la cupidigia di chi le pronunciava, l’abitudine alla menzogna, al compromesso, alla rapina".
Anna Maria Ortese, Lo sgombero, in "Silenzio a Milano"
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