Por detrás de ti te busco.
No en tu espejo, no en tu letra,
ni en tu alma.
Detrás, más allá.
Al di là di te ti cerco.
Non nel tuo specchio
e nella tua scrittura,
nella tua anima nemmeno.
Di là, più oltre.
Pedro Salinas, La voce a te dovuta
«L’arte di scriver storie sta nel saper tirar fuori da quel nulla che si è capito della vita tutto il resto; ma finita la pagina si riprende la vita e ci s’accorge che quel che si sapeva è proprio un nulla». Italo Calvino, “Il cavaliere inesistente”
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martedì 7 marzo 2017
La voce a te dovuta
sabato 3 settembre 2016
Nathaniel Hawthorne e lo spoil system
Nel 1848
Nathaniel Hawthorne, allora supervisore alla Dogana di Salem, fu licenziato a
causa del cambio dell’amministrazione governativa. Per lui fu un’autentica fortuna, come spiegò
nel capitolo introduttivo della "Lettera Scarlatta" pubblicato due anni dopo, perché
da quel momento si dedicò a tempo pieno alla scrittura e riuscì a vivere dei
proventi della sua carriera di letterato.
Le parole seguenti sono però da ricordare ogni volta che (il riferimento alla cronaca
recente non è causale) nelle aziende a forte influenza pubblica e nell'amministrazione statale, regionale e comunale viene realizzato il cosiddetto “spoil system”.
"Per dare un completo quadro dei vantaggi della vita di un impiegato è necessario considerarlo all’inizio di un’amministrazione ostile. La sua posizione è, allora, sotto ogni punto di vista, una delle più moleste e sgradevoli che un infelice mortale possa sperimentare, tanto più che, ben di rado, ha la possibilità di un’alternativa migliore, sebbene quella che gli appare la peggiore, molto probabilmente, possa essere proprio la sua fortuna. Ma è proprio una strana sensazione, per un uomo dotato di qualche orgoglio e sensibilità, quella di sapere che il suo destino dipende da individui che non lo amano né lo capiscono, e dai quali, - poiché la scelta è confinata a queste due alternative – preferirebbe subir danni che non ricever favori. Strano pure, per uno che ha mantenuto la sua calma durante la contesa, osservare la sete di sangue che improvvisamente si manifesta nell’ora del trionfo, ed esser conscio che egli è una delle vittime designate. La natura umana possiede pochi tratti più ripugnanti di questa tendenza – che ho osservato in uomini niente affatto peggiori del loro prossimo – a diventar crudeli, semplicemente perché posseggono la capacità di fare del male. Se la ghigliottina – cui sono condannati gli impiegati in carica – fosse una realtà invece di costituire semplicemente una delle più calzanti metafore, sono sinceramente persuaso che i membri attivi del partito vittorioso sarebbero così eccitati da farci tagliar la testa e ringraziare il cielo della splendida occasione che hanno avuto."
Nathaniel Hawthorne, La lettera scarlatta
mercoledì 15 giugno 2016
Primo Levi, La chiave a stella
"Se si escludono istanti prodigiosi e singoli che il destino ci può donare, l'amare il proprio lavoro (che purtroppo è un privilegio di pochi) costituisce la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla terra: ma questa è una verità che non molti conoscono."
Primo Levi, La chiave a stella, 1978
mercoledì 25 maggio 2016
Levin, il lavoro, la vita e la felicità
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| Rubens - ritorno dei contadini dai campi |
"Continuava a lavorare, ma ora sentiva che il centro di gravità della sua attenzione si era spostato su qualcos'altro e, di conseguenza, guardava al suo lavoro in modo del tutto diverso e più sereno. Un tempo, lavorare era un modo per salvarsi dalla vita. Un tempo sentiva che senza il lavoro la sua vita sarebbe stata troppo cupa. Adesso, invece, gli impegni gli erano necessari perchè la felicità della sua vita non fosse troppo monotona".
Tolstòj - Anna Karenina
venerdì 29 aprile 2016
Ingratitudine
Nell'ambito degli incontri periodici del Mind and Life Institute,durante i quali alcuni scienziati occidentali si confrontano con la cultura buddista, nel marzo 2000 si tenne a Dharamsala, città indiana dove risiede il Dalai Lama, un importante convegno sulle "emozioni distruttive", con la partecipazione di neuroscienziati, filosofi, psicologi, monaci e studiosi tibetani, tra cui lo stesso Dalai Lama.
Di quell'esperienza, e degli importanti sviluppi scientifici che ne seguirono, parla diffusamente Daniel Goleman nel libro "Emozioni distruttive - Liberarsi dai tre veleni della mente: rabbia, desiderio e illusione". Questo sarà probabilmente argomento di un prossimo post.
Ora invece interrompo il lungo periodo di assenza da questo blog sotto l'impulso di dare libera espressione, non violenta ma ben chiara e decisa, a qualcosa di molto "distruttivo" che si agita dentro di me. Riprendere a correre, dopo mesi di inattività, è stato sicuramente di aiuto, ma non del tutto risolutivo.
D'altra parte, se da una parte le emozioni distruttive sono veleni che ci rendono più complicata l'esistenza, qualche volta rappresentano la molla che ci scuote dal torpore e ci fa creare qualcosa di bello, o di eticamente giusto, qualcosa che pur procurandoci sofferenza, obbedisce al richiamo di valori più grandi e più importanti di noi, come la bellezza, la giustizia, l'onestà, il rispetto.
Se poeti, scrittori, artisti, leader di movimenti per i diritti umani avessero raggiunto quel disincanto assoluto che ci rende meno vulnerabili alla sofferenza, se avessero soffocato quel sacro furore dell'anima che li ha spinti a fare ciò che hanno fatto, saremmo tutti un po' più poveri,
Sono quindi molto riconoscente a tre grandi della letteratura francese che, complici Le Garzantine (perchè le scorciatoie esistevano anche prima di Wikipedia) mi aiutano ad esprimere in parte quel piccolo, miserabile disagio che oggi sento prepotentemente e che devo sfogare in qualche modo.
"Ci sono servigi così grandi che si possono ripagare solo con l'ingratitudine" Alexandre Dumas padre, Mes mémories
Di quell'esperienza, e degli importanti sviluppi scientifici che ne seguirono, parla diffusamente Daniel Goleman nel libro "Emozioni distruttive - Liberarsi dai tre veleni della mente: rabbia, desiderio e illusione". Questo sarà probabilmente argomento di un prossimo post.Ora invece interrompo il lungo periodo di assenza da questo blog sotto l'impulso di dare libera espressione, non violenta ma ben chiara e decisa, a qualcosa di molto "distruttivo" che si agita dentro di me. Riprendere a correre, dopo mesi di inattività, è stato sicuramente di aiuto, ma non del tutto risolutivo.
D'altra parte, se da una parte le emozioni distruttive sono veleni che ci rendono più complicata l'esistenza, qualche volta rappresentano la molla che ci scuote dal torpore e ci fa creare qualcosa di bello, o di eticamente giusto, qualcosa che pur procurandoci sofferenza, obbedisce al richiamo di valori più grandi e più importanti di noi, come la bellezza, la giustizia, l'onestà, il rispetto.
Se poeti, scrittori, artisti, leader di movimenti per i diritti umani avessero raggiunto quel disincanto assoluto che ci rende meno vulnerabili alla sofferenza, se avessero soffocato quel sacro furore dell'anima che li ha spinti a fare ciò che hanno fatto, saremmo tutti un po' più poveri,
Sono quindi molto riconoscente a tre grandi della letteratura francese che, complici Le Garzantine (perchè le scorciatoie esistevano anche prima di Wikipedia) mi aiutano ad esprimere in parte quel piccolo, miserabile disagio che oggi sento prepotentemente e che devo sfogare in qualche modo.
"Prima di fare un favore a qualcuno, assicuratevi che non sia un imbecille" Eugène Labiche, Il viaggio di Monsieur Perrichon
"Ci sono servigi così grandi che si possono ripagare solo con l'ingratitudine" Alexandre Dumas padre, Mes mémories "Un service au-dessus de toute récompense
a force d'obliger tient presque lieu d'offense"
Pierre Corneille, Surena
domenica 7 febbraio 2016
La tristezza secondo Rainer Maria Rilke
“Io credo che quasi tutte le nostre tristezze siano momenti di tensione, che noi risentiamo come paralisi, perché non udiamo più vivere i nostri sentimenti sorpresi. Perché noi siamo soli con la cosa straniera ch’è entrata in noi; perché quanto ci era confidente e abituale per un momento ci è tolto; perché noi siamo in un trapasso, dove non possiamo fermarci. Perciò anche passa la tristezza; il nuovo in noi, il sopravvenuto, è entrato nel nostro cuore, è penetrato nella sua camera più interna e anche là non è più – è già nel sangue.Ci si potrebbe facilmente persuadere che nulla sia accaduto, e pure noi ci siamo trasformati, come si trasforma una casa, in cui sia entrato un ospite. Noi non possiamo dire chi sia entrato, forse non lo sapremo mai, ma molti indizi suggeriscono che il futuro entra in noi in questa maniera per trasformarsi in noi, molto prima che accada. E però è tanto importante essere soli e attenti, quando si è tristi: perché il momento vuoto in apparenza e fisso, in cui il futuro entra in noi, è tanto più vicino alla vita di quell’altro sonoro e causale istante in cui esso, come dal di fuori, ci accade”.

Rainer Maria Rilke, Lettere
ad un giovane poeta. cit. in Eugenio Borgna, L’arcipelago delle emozioni, Milano 2001
venerdì 5 giugno 2015
Lavorare la terra
"Chi lavora la terra, chi fa il pescatore, chi sa rapportarsi con la natura per procurarsi nutrimento in maniera rispettosa è una persona da conoscere e da ascoltare. Spesso sono ritenuti gli ultimi, i più umili, ma a ben vedere possono insegnarci tanto, spiegarci molto della vita." Carlo Petrini
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| Vincent Van Gogh, Il seminatore, 1888 |
venerdì 27 febbraio 2015
L'eccesso di regole
Questa volta la citazione non è tratta da un libro e non riguarda un poeta, uno scrittore, un filosofo. Più prosaicamente, è una frase che ho sentito poco fa in televisione, pronunciata dal finanziere Francesco Micheli(*).
Condivido ogni sillaba, ogni virgola e ogni respiro di questa frase. Ci sbatto la testa tutti i giorni. Ne porto addosso i segni e la fatica. Potrebbe sembrare una banalità come tante, una frase da salotto, da bar, una frase qualunque, ma per me non lo è. Per questo voglio condividerla:
(*) Francesco Micheli, finanziere, appassionato di musica e uomo di cultura, fu l'autore della prima importante scalata avvenuta alla Borsa di Milano (Bi Invest nel 1985). Tra tante altre cose, è stato fondatore di Fastweb e Metroweb, consigliere d'amministrazione della Scala e presidente di MiTo, il festival musicale che si tiene ogni anno in settembre a Milano e Torino.
Condivido ogni sillaba, ogni virgola e ogni respiro di questa frase. Ci sbatto la testa tutti i giorni. Ne porto addosso i segni e la fatica. Potrebbe sembrare una banalità come tante, una frase da salotto, da bar, una frase qualunque, ma per me non lo è. Per questo voglio condividerla:
"Oggi abbiamo a che fare con un eccesso di regole che consente ad ognuno di fare ciò che vuole. Il Far West, ma anche la malavita, prevede poche regole che tuttavia si rispettano. Le aziende invece oggi hanno costi anche del 20% in più per produrre carte che non leggerà mai nessuno, grazie alle quali ognuno può fare esattamente quello che vuole".
Aggiornamento del 20 aprile 2017:
un'improvvisa e inaspettata escalation nelle letture di questo post, riscontrata negli ultimi giorni, mi suggerisce una precisazione (meglio non dare troppe cose per scontate, con i tempi che corrono): il senso del post e, a mio parere, anche delle parole di Francesco Micheli non è una qualunquistica lamentela contro le lungaggini della burocrazia, o peggio una logora giaculatoria contro lacci e lacciuoli che imbriglierebbero le splendide sorti dell'imprenditorialità e dell'individualità. Si vuole semplicemente dire che molte delle regole, delle procedure, delle carte con cui quotidianamente abbiamo a che fare non è finalizzata, come si vorrebbe far credere, a garantire i nostri diritti, a facilitare i controlli, ad evitare comportamenti scorretti. No, la maggior parte della volte si tratta di carte che consentono di scaricare le responsabilità e di creare uno scudo grazie al quale la forma è salva, ma in sostanza si può impunemente fare ciò che si vuole. A rimetterci sono i soggetti che avrebbero dovuto essere tutelati ed eventualmente qualche capro espiatorio di comodo.
(*) Francesco Micheli, finanziere, appassionato di musica e uomo di cultura, fu l'autore della prima importante scalata avvenuta alla Borsa di Milano (Bi Invest nel 1985). Tra tante altre cose, è stato fondatore di Fastweb e Metroweb, consigliere d'amministrazione della Scala e presidente di MiTo, il festival musicale che si tiene ogni anno in settembre a Milano e Torino.
venerdì 10 ottobre 2014
Fiction
“Certe figure inventate dagli scrittori possiedono la particolare facoltà di insinuarsi nelle nostre esistenze e di occuparvi a nostra insaputa un posto di rilievo. Vi si insediano, vi si fondono al punto da diventare degli amici da interpellare nel dubbio di una scelta, dei riferimenti intorno ai quali organizzare i nostri pensieri, dei fari nell’oceanica notte su cui, alla cieca, naviga la nostra barca.”
Edith de la Héronnière, Ma il mare dice no
giovedì 2 ottobre 2014
Carità
“A parte più nobili considerazioni, la carità spesso opera come un principio di grande saggezza e somma prudenza, una grande salvaguardia per chi ne è il portatore. Gli uomini hanno commesso delitti per gelosia, e per rabbia, e per odio, e per egoismo, e per amor proprio; ma nessuno, di cui abbia mai sentito parlare, ha commesso un diabolico delitto a motivo della dolce carità. Il puro interesse personale, dunque, ove altri motivi da metter nel conto non vi fossero, dovrebbe spingere tutti gli esseri, e specialmente quelli di collerica indole, verso la carità e la filantropia”
Herman Melville, Bartleby lo scrivano
I corsi d'acqua raggiungono il grande mare attraverso infiniti percorsi.
Per il cristianesimo, la carità è il comandamento supremo.
Il buddismo suggerisce di concentrarsi su sentimenti positivi nei confronti del nemico, per superare i danni che facciamo a noi stessi quando ci facciamo invadere dall’energia negativa.
E Melville sapientemente osserva che una semplice riflessione speculativa e un egoismo che sia appena un poco lungimirante e riflessivo ci porterebbero naturalmente ad una condotta caritatevole.
Molte vie per giungere allo stesso mare…
domenica 21 settembre 2014
Infanzia
"Tenevo mia sorella, la cullavo dolcemente, annusavo i profumi della sua piccolezza - olio, talco e latte - e, in un momento di amarezza pensai: Goditi la tua infanzia. Torneranno abbastanza presto a riprendersela"
Chaim Potok, L'arpa di Davita
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