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venerdì 6 ottobre 2017

Saluti



Darlington Hall, ottobre 2017

E' con grande soddisfazione ed orgoglio che sono lieto di condividere con voi la notizia, diffusa da poche ore, che Mr. Ishiguro ha vinto, tanto meritatamente quanto inaspettatamente, il premio Nobel per la Letteratura 2017. 

Ora si può davvero dire che il cerchio si è chiuso e che ogni cosa può tornare al suo posto senza ulteriore indugio.

Ho già raccontato di come per la prima volta dopo tanti anni uscii dai protettivi confini di Darlington Hall, approfittando della benevolenza con cui  Mr. Farraday, il nuovo brillante proprietario, mi propose di allontanarmi per qualche tempo dalla dimora dove a lungo avevo servito sua signoria Lord Darlington, per andare alla scoperta del mondo esterno. Come noto, accettai la cortese offerta soltanto dopo aver realizzato che essa sarebbe stata una magnifica occasione per verificare cosa Miss Kenton avesse in mente e se ci fosse una seppur remota possibilità di riaverla in servizio con noi.

Quel viaggio fu un’esperienza  eccezionalmente istruttiva, per certi versi elettrizzante e illuminante, che mi diede nuova ispirazione per perfezionare il servizio che sono onorato di rendere nella casa alla quale dedico tutto il mio impegno e tutte le mie energie.

Ho raccontato queste cose in un primo “post”, circa quattro anni fa, a cui ne sono seguiti numerosi altri. E’ sorprendente come la vanità, la curiosità e altre debolezze umane ci portino invero a scoprire che il mondo è un luogo pieno di bellezza e che anche la sua pallida rappresentazione virtuale, il cosiddetto “web”, può essere incredibilmente interessante se solo si ha l’accortezza di proteggersi dai pochi facinorosi che diffondono miasmi e veleni, finendo solo con il nuocere a sé e agli altri. 
Resto convinto, forse ingenuamente, che la forza della parola prevarrà sempre sulla menzogna, la violenza e l’inganno.

Ora, dopo il prestigioso riconoscimento assegnato allo scrittore che benevolmente mi ha donato forma e vita e al quale sarò eternamente debitore, è tempo di tornare nuovamente a casa.

Auguro a tutti coloro che in questo tempo ho incidentalmente incontrato nel variegato mondo del web un buon proseguimento, felicità e pace.

Con rispetto,

Stevens


domenica 15 settembre 2013

Quello che resta del giorno



Nel 1989 lo scrittore Kazuo Ishiguro, giapponese, ma inglese d’adozione, scrisse “The Remains of the Day”, un buon romanzo sulla sacralità maniacale con cui a volte può essere vissuta la dedizione al proprio lavoro. Creando la figura del maggiordomo Stevens, Ishiguro è riuscito a rappresentare alcuni valori forti della cultura del lavoro giapponese, come l’autodisciplina, il senso del sacrificio, la ricerca della perfezione, in un’ambientazione tipicamente inglese. L’effetto è di grande efficacia.
Nel 1993, due strepitosi attori come Anthony Hopkins ed Emma Thompson hanno reso ancora più celebre questa storia nel film che James Ivory ne ha tratto.
Non è infrequente amare il proprio lavoro, averne cura, sentire forte il senso della responsabilità professionale e tuttavia riconoscere che le proprie passioni autentiche, i propri valori più profondi, si collocano al di fuori di esso.
Nella storia che Ishiguro ci ha raccontato, il maggiordomo Stevens è talmente votato alla propria missione da soffocare ogni sentimento od emozione che possa distoglierlo dal proprio ruolo. E’ quindi un uomo che guarda al passato, pieno di rimpianti e di occasioni mancate.
Una sera, sul molo di Weymouth, riceve da uno sconosciuto il buon consiglio di guardare avanti, senza curarsi degli anni trascorsi:
“Bisogna essere felici. La sera è la parte più bella della giornata. Hai concluso una giornata di lavoro e adesso puoi sederti ed essere felice. Ecco come la vedo io. Domandate a chiunque e vedrete che vi diranno tutti la stessa cosa. La sera è la parte più bella della giornata.”
Stevens ne è sinceramente colpito e si propone di “assumere un punto di vista più positivo e cercare di trarre il meglio da quel che rimane della mia giornata. Dopotutto che cosa mai c’è da guadagnare nel guardarsi continuamente alle spalle e a prendercela con noi stessi se le nostre vite non sono state proprio quelle che avremmo desiderato?”
Riuscirà Stevens a mantenere quell’impegnativo proposito? Il finale del romanzo ce ne fa dubitare. La sua mente analitica, razionale, il carattere completamente privo di ironia, l’insuperabile istinto ad “essere maggiordomo”, invece di “fare il maggiordomo”, difficilmente gli consentiranno qualche libertà maggiore di quel viaggio nella campagna inglese attraverso cui lo seguiamo nella storia.
“Quel che resta del giorno” parla di questo, o anche di questo.
Anche questo blog prova a parlare del tempo che ci rimane, se ce ne rimane, dopo il lavoro, i figli, la famiglia.Oggi si parte. Non è chiara la meta, ma sono pronto a godermi il viaggio.