Visualizzazione post con etichetta Steinbeck. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Steinbeck. Mostra tutti i post

sabato 21 febbraio 2015

Furore, film di John Ford (1940)



Furore, tratto dall’omonimo romanzo di John Steinbeck (1939), nel 1941 vinse il premio Oscar come miglior film. Tom Joad fu interpretato da Henry Fonda, che ebbe la nomination, ma non vinse il premio per il miglior attore protagonista. Oscar anche alla regia per John Ford. A Jane Darwell (mamma Joad) l’Oscar per la miglior attrice non protagonista.


 





 

 












The Grapes of Wrath (Furore) di John Steinbeck



Chiudiamo gli occhi e proviamo ad immaginare.

Una tempesta di polvere, un disastro ecologico di grandi proporzioni, favorito da decenni di avido sfruttamento della terra.

Un esodo, una massiccia migrazione,  che dalle terre inaridite conduce migliaia di famiglie verso una speranza di lavoro, cibo, sopravvivenza.

Un sistema finanziario e bancario che per sopravvivere deve continuare ad alimentarsi anche quando la terra diventa sterile per umana  insipienza e ingordigia, anche quando gli uomini non hanno di che mangiare e pagare le tasse, anche quando le famiglie digiunano e non hanno più casa.

Un muro compatto di funzionari, impiegati, operai, commercianti, piccoli  risparmiatori, pensionati e poveri diavoli: per sfamare se stessi e le loro famiglie seguono senza colpa le fredde leggi di un sistema in base al quale gli appetiti servono unicamente ad alimentare nuovi e più grandi appetiti e dove chi si accontenta non gode, ma soccombe e lascia spazio al più forte, al più fortunato, al più ingordo, al più veloce.

Una terra ricca e fertile, un’agricoltura che è diventata commercio e industria e poi finanza. Un mondo di benessere che attrae, che richiama, che ha bisogno di braccia, tante braccia, e più sono e meno costano, dunque occorre chiamare uomini, donne e bambini da lontano, molto lontano, abbagliati dal miraggio e disposti a tutto.

Una moltitudine in movimento che varca confini e occupa spazi, che ha fame e non ha soldi, che è primordiale nei suoi bisogni e dunque appare rozza, brutale, sporca, minacciosa, infetta.

Una comunità sotto assedio, che teme per il proprio lavoro, la propria casa, la propria salute, la propria sicurezza, le proprie donne, la propria identità e il timore diventa paura e la paura diventa odio e l’odio diventa pregiudizio e l’ignoranza propaga il pregiudizio, l’odio, la paura.

Chi ha paura cerca una difesa. Contro la sporcizia, contro le malattie, contro la criminalità, contro il pericolo venuto da lontano. Occorre stringersi, unirsi, armarsi, vigilare, respingere.

E c’è, soprattutto, l’inesorabile legge della domanda e dell’offerta che regola il mercato, il delicato meccanismo che per essere mantenuto tonico ed efficiente deve fondarsi sullo spreco, sulla deliberata distruzione di parte del raccolto per tenerne alto il prezzo.

Ma sacrificare i frutti della terra in nome del dio denaro, mentre gli uomini non hanno di che sfamarsi, significa commettere azione empia verso la terra e verso gli uomini. E‘ una ubris che aspetta di essere risarcita, e infatti i grappoli d’uva lasciata marcire sui tralci diventano grappoli d’ira, collera, furore.

Ora possiamo riaprire gli occhi. Dove abbiamo visto tutto questo?

Queste immagini, queste scene che potrebbero essere cronaca del XXI secolo fanno da sfondo e da ambientazione ad un grande romanzo scritto settantacinque anni fa e ancora in grado di competere in attualità,  forza e incisività con tante inchieste, ricerche o riflessioni contemporanee.

John Steinbeck scrisse Grapes of Wrath nel 1939, dopo aver studiato la condizione di vita dei contadini dell’Oklahoma a metà degli anni Trenta del secolo scorso, quelli che seguirono la Grande Depressione e sconvolti dalla Dust Bowl, il cataclisma che li fece migrare in massa verso ovest, alla disperata ricerca di lavoro.

La storia della famiglia Joad, del suo viaggio della speranza lungo la Route 66 vuole riassumere e rappresentare l’epopea di un’intera generazione di agricoltori e  favorire la denuncia  di “un’economia che uccide” , come dice Papa Francesco.  Se “Nutrire il pianeta, energia per la vita” (tema di Expo 2015) ci sembra un obiettivo oggi tanto utopico quanto urgente e necessario, è segno che in questi decenni ancora tante famiglie Joad in ogni parte del globo hanno intrapreso con diverse fortune il loro viaggio della speranza.

Pagine che scorrono veloci, parole che pungono, personaggi che rimangono impressi. Tra tutti, mi piace ricordare due donne. L’immensa Ma’, vero centro di gravità della famiglia, titanica e bellissima nel suo impossibile sforzo di tenere unita la famiglia e nel difenderne valori e dignità, e la piagnucolosa Rose of Sharon, a cui spetta l’onore della scena finale del romanzo, perché anche i deboli talvolta trovano nelle avversità qualche occasione di riscatto.

Storia che scava, che colpisce, che ispira (John Ford, Woody Guthrie, Bruce Springsteen) e che continuerà a parlarci a lungo. “Perché io ci sarò sempre, nascosto e dappertutto. Sarò in tutti i posti … dappertutto dove ti giri a guardare. Dove c’è qualcuno che lotta per dare da mangiare a chi ha fame, io sarò lì …. Dove c’è uno sbirro che picchia qualcuno, io sarò lì … e sarò nelle risate dei bambini quando hanno fame e sanno che la minestra è pronta. E quando la nostra gente mangerà le cose che ha coltivato e vivrà nelle case che ha costruito …  be’, io sarò lì”.

mercoledì 30 ottobre 2013

John Steinbeck - The Grapes of Wrath (Furore) - prima traduzione italiana non censurata

Letto sul Sole24Ore di domenica 27 Ottobre un articolo di Mario Andreose, direttore editoriale della Bompiani, in cui si annuncia l'uscita il prossimo 6 novembre di una nuova traduzione italiana di "The Grapes of Wrath".
L'opera di Steinbeck non era infatti più stata tradotta in Italia dal 1940, quando "la censura del ministero di Cultura Popolare si accanisce su un libro oggettivamente sovversivo...i lettori italiani si devono accontentare di una versione tagliata e rimaneggiata, a cui nemmeno gli aggiustamenti successivi hanno reso piena giustizia".
Il romanzo parla dell'America ai tempi della Grande Depressione, della fuga dalle campagne per rincorrere il miraggio del lavoro in città, della migrazione delle popolazioni del Mid-West verso la California.
"Erano i nuovi poveri, bianchi e prtestanti, espropriati dalle banche delle loro fattorie di mezzadri, perchè non più redditizie dopo che le tempeste di polvere (Dust Bowl) avevano disperso l'humus coltivabile. In Californina non possono che offrire le loro braccia per racogliere frutta, ovunque se ne presenti la possibilità, nomadi loro malgrado, accampati qua e là con le loro carrette scassate con cui avevano attraversato la Route 66...."
Il romanzo, pubblicato negli Stati Uniti nel 1939, ispirò l'omonimo film di John Ford con Henry Fonda nella parte di Tom Joad, personaggio su  cui Woody Guthrie costruisce la sua Ballata di Tom Joad, così come in anni più recenti Bruce Springsteen (The Ghost of Tom Joad).
I lettori di Le Monde hanno collocato The Grapes of Wrath al settimo posto tra i 100 libri più importanti del secolo scorso.