martedì 17 settembre 2013

"Bartali", con testo (Paolo Conte)

Tempo

Erano invasati dalla paura di non aver tempo per tutto, e non sapevano che aver tempo significa precisamente non aver tempo per tutto.
Robert Musil, L'uomo senza qualità

Non so niente di te

Qualche volta succede che la vita, a partire da un certo punto, cambi traiettoria. La linea si spezza e continua in un'altra direzione.
Basta un dettaglio, un capriccio del destino, una leggera increspatura nel fluire normale degli eventi per far sì che una vita intera segua un percorso inaspettato e imprevedibile.
E' il tema di film come Pane e Tulipani o come Sliding Doors.
Ma è veramente così? Non sarà che queste svolte covano, come fuoco sotto la cenere, per molto tempo e poi per alcuni divampano in un incendio e per altri rimangono per sempre soffocate fino a smorzarsi?
Questo è uno dei tanti motivi di interesse che ho trovato nell'ultimo romanzo di Paola Mastrocola, "Non so niente di te".
A partire dal tema principale del rapporto genitori-figli, si parla anche della capacità e del coraggio che soltanto alcuni hanno di scendere da un treno, rallentare, fermarsi, spostarsi, per riprendersi la propria vita. I più preferiscono continuare a fare i "topi da corsa", i "racing rats" piuttosto che seguire le proprie inclinazioni.
"Quante ne conosceva, di persone che passavano la vita a lamentarsi della vita... A bizzeffe. Persino chirurghi affermati, politici di grido, uomini d'affari in volo da un aereo all'altro...sempre lì a frignare a destra e a manca della vita orrenda, frenetica,convulsa, che erano costretti a fare. Ma "costretti" da chi? Come fossero le vittime. Ma vittime di che cosa? L'avevano voluta loro una vita simile, o no? Chi aveva premuto, al posto loro, quel tasto di non ritorno? E non gli veniva mai in mente che ce n'era un'altra possibile, di vita, diversissima, magari proprio accanto, tra l'altro, a due passi da loro? Bastava spostarsi. Scendere da quel treno e prenderne un altro, per dire. Anzi, non prenderlo proprio fin dall'inizio. Perchè non lo facevano, cosa c'era sotto?"
E perchè i genitori fanno di tutto per regalare una bella ruota da criceto ai loro figli, in modo da non avere sorprese, pensando di fare il loro bene?
"Forse è proprio questo papà. Dovreste essere curiosi, voi genitori, molto curiosi dei vostri figli. Morire dalla curiosità di vedere come diavolo andrà a finire. Invece siete sempre così scontenti, così incontentabili. sembra che conosciate già tutto. Non vi lasciate sorprendere. Peccato. Vi private di una grande felicità".


Paola Mastrocola, Non so niente di te, Einaudi, 2013, 330 pagg.

Alice Sebold - Amabili Resti

Dalla quarta di copertina: "Susie, quattordicenne, è stata assassinata da un serial killer che abita a due passi da casa. E' stata adescata da quest'uomo dall'aria perbene, che la stupra, poi fa a pezzi il cadavere e nasconde i resti in cantina. Il racconto è affidato alla voce di Susie, che dopo la morte narra dal suo cielo la vicenda con inedito effetto straniante. "Amabili resti" è un romanzo che ci commuove senza mai indulgere a sentimentalismi. Le vite dei genitori, dei fratelli e degli amici di Susie, spezzate dalla sua tragica scomparsa, vengono raccontate con spirito allegro e senza compromessi dell'adolescenza. E Susie aiuterà tutti, i lettori per primi, a riconciliarsi con il dolore del mondo."

Non conoscevo questo libro fino a quando mia figlia Alessia,  l'ha letto in terza media (consigliato dalla sua prof. di italiano). Nello spazio di un paio d'anni i nostri ragazzi passano da Harry Potter a letture come queste.
Non c'è momento della vita nel quale le persone si trasformano altrettanto velocemente.
Questo libro rende omaggio all'adolescenza soprattutto nello stile della narrazione. Immedesimandosi nella protagonista quattordicenne, l'autrice parla di cose terribili quasi con noncuranza, senza imbarazzo e senza rivestirle di emozioni, come farebbe un adulto. Paura, dolore, rabbia, angoscia sono sullo sfondo, ma il racconto procede agile e fresco, senza farsene condizionare. Può piacere ai giovani e ai meno giovani.


Alice Sebold, Amabili resti, edizioni e/o, 2002, 373 pagg.

Risolvere, non parlare

Virgole

«Sono stato tutta la mattina per aggiungere una virgola, e nel pomeriggio l'ho tolta».

Oscar Wilde

Sarah Bakewell - MONTAIGNE, L'arte di vivere

La filosofia è un campo del sapere che attrae pochi appassionati. Non gode di buona fama presso il grande pubblico. Sospettata di essere troppo astrusa, sganciata dalla realtà e dai problemi di tutti i giorni. Noiosa. Difficile. Con tutto quello che abbiamo da fare poi...
E' un vero peccato. Non c'è niente che abbia a che fare così tanto con la nostra vita, i nostri sogni, i nostri problemi, le nostre paure, le nostre speranze, le nostre fatiche, quanto la filosofia. Il problema è che leggere un testo di questo argomento richiede tempo, concentrazione, e una sufficiente dose di curiosità e capacità di essere costanti, di seguire un percorso.
Fortunatamente, ogni tanto escono libri che ci aiutano "ad arrampicarci sulla pelliccia del coniglio" per cercare di vedere cosa c'è più in là, come "Il mondo di Sofia", il best seller anni '90 da cui è tratta questa metafora e che ha avvicinato tanti lettori a questo mondo affascinante.
Un libro di questo tipo è anche "Montaigne, l'arte di vivere" di Sarah Bakewall, uscito due anni fa nella collana "Campo dei Fiori" di Fazi Editori, dedicata alla spiritualità e alla filosofia.
Il libro è la fortunata combinazione della bravura della scrittrice inglese, molto abile a farci fare letteralmente amicizia con il filosofo francese, e della "raccontabilità" di Montaigne, che viene presentato, udite udite, un po' come un precursore di Facebook.
E' stato notato che i social network permettono di conciliare due caratteristiche piuttosto diverse tra loro: possiamo infatti essere "straordinariamente introspettivi" e allo stesso tempo "estroversi impenitenti". Possiamo annotare su un diario ogni più intima emozione e un secondo dopo condividerlo con l'umanità intera.
"Questa idea - scrive la Bakewell - scrivere di se stessi per offrire agli altri uno specchio in cui riconoscere la propria umanità, non esiste da sempre. L'ha dovuta inventare qualcuno": Michael Eyquem de Montaigne. Nei suoi Essais, centosette scritti di argomenti diversissimi tra loro, partiva dalle proprie esperienze personali per cercare di rispondere alla domanda: "come vivere?" (in questo, già distinguendosi dagli altri filosofi che si pongono invece il problema: "come dovremmo vivere?").
Spiega ancora la Bakewell: "Anche se non si tirava indietro di fronte alle questioni morali, Montaigne era più interessato a ciò che la gente faceva rispetto a quello che avrebbe dovuto fare. Voleva sapere come vivere una buona vita: corretta e onorevole, sì, ma anche pienamente umana, appagante e prospera."
Il giornalista Bernard Levin, in un articolo sul Montaigne apparso sul Times nel 1991 ha scritto: " sfido qualunque lettore di Montaigne a non mettere giù il libro a un certo punto per domandarsi incredulo: come fa a sapere tutte queste cose di me?"
Conclude la Bakewell nella sua bella introduzione: "I Saggi, dunque, sono più di un semplice libro; sono una conversazione attraverso i secoli tra Montaigne e tutte le persone che si sono imbattute in lui: una conversazione in continua evoluzione, che si rinnova ogni volta che un nuovo lettore si domanda incredulo: come fa a sapere tutte queste cose di me?"


Sarah Bakewell - MONTAIGNE, L'arte di vivere, Fazi Editore, 2011, 443 pagg.