mercoledì 10 agosto 2016

La Zagabria degli anni Trenta di Duro Janeković



Duro Janeković  (Zagabria 1912-Osijek 1989) è stato uno dei primi fotocronisti professionali della Croazia, che soltanto  negli ultimi anni  è stato riscoperto e rivalutato. Fu atleta (corridore, pattinatore e scalatore), reporter, professore universitario e pioniere dell’agro-ecologia in Croazia. 
A Milano in questi giorni (1-13 agosto) è in corso una mostra dedicata ai suoi scatti negli anni Trenta del secolo scorso. Molte foto dedicate allo sport, alla gente comune, a coloro che vivono ai margini della società. Janeković non giudica e non cerca l’effetto facile, si limita ad offrire frammenti di vita vissuta di Zagabria, la sua città che ama molto.







 
 “In uno stile che ricorda la miglior fotografia tedesca di quel tempo, le sue fotografie sportive annotano in prevalenza il movimento e l’uso di prospettive trasversali e di angoli di ripresa inusuali. 
 Nello sport e nella danza l’idealizzazione del corpo umano, finalmente libero, era predominante". (Marija Toncović, docente di storia della fotografia all’Università di Zagabria) 
 







 



 















 




"Nel raffrontare personaggi di differenti estrazioni sociali, le signore di città alle semplici contadine, soprattutto nelle scene dei mercati e delle fiere, riusciva a realizzare dialoghi spiritosi caratterizzati da allusioni farsesche e al ritmo della replica comica, tracciando con effetto i contorni civili del tempo".
(Marija Toncović)

 



 
 





 
   


 



 Gli anni Venti e Trenta rappresentano per il fotogiornalismo, grazie all’urbanizzazione, all’avvento della società dei consumi, e della diffusione dello sport e degli svaghi di massa, anni di grande creatività. (Marija Toncović)

 
  
























Sebbene fosse la stessa fotografia giornalistica a dettare il tema, l’occhio vivo di Janeković spostava spesso l’obiettivo dall’universale al particolare. Scorgeva segmenti di oggetti dall’apparenza non importanti e li traeva fuori dall’insieme. I dettagli delle foto scattate acquistavano così un’autonomia fuori dal contesto e una dignità che la stessa fotografia innalzava a livello di opera d’arte.” (Marija Toncović)


 


Riporto integralmente il commento di Marco Miglio, curatore della mostra milanese e  professore di cultura visuale e teorie della visione, CFP Bauer Milano: 
<<L’opera del fotografo zagrebese Duro Janeković  è stata valorizzata solo di recente in Croazia e, per questo motivo, è ancora del tutto sconosciuta in Italia.Oltre a presentare delle indubbie convergenze stilistiche con la fotografia modernista europea (Nuova Obiettività, Nuova Visione,Costruttivismo) il suo linguaggio è caratterizzato da tratti originali, di indubbio valore autoriale.

Innanzi tutto Janeković descrive la realtà attraverso quello che è visibile all’interno dei margini dell’inquadratura ma anche, e forse soprattutto, attraverso le relazioni che il fotografo intrattiene con il non fotografato e che il fotografabile intrattiene con il non fotografabile . La dimensione espressiva delle sue immagini oscilla tra il referenziale della realtà inquadrata e l’immaginabile di quello che è stato escluso dall’inquadratura, oppure non è rappresentabile fotograficamente. Janeković, oltre a mostrare, ci costringe a interrogarci su ciò che non riusciamo a vedere, perché al di fuori  dei margini dell’inquadratura oppure occluso o reso illeggibile dall’esposizione e dai fattori di contrasto.

Come gli abitanti delle periferie tirano avanti
Se osserviamo per esempio Come gli abitanti delle periferie tirano avanti, quello che suscita interesse non è solo il suo contenuto denotativo, ma anche la sapiente decontestualizzazione allusiva, che conferisce all’immagine una connotazione misteriosa e ambigua. Cosa c’è dietro lo steccato? Dove sta andando quella signora che affronta un "mare" di fango con tacchi, paltò e ombrello puntato verso il cielo? Qual è il suo destino? Questa immagine esprime, poeticamente, l’enigma dell’oggettività fotografica.
 
Madre e figlia sul tram

Lo stesso vale per un’immagine che mi colpisce per la sua delicata poesia Madre e figlia sul tram: una bambina, con il suo morbido pon-pon bianco tenuta teneramente in braccio dalla mamma, una elegante signora con cappellino. Anche in questo caso le scelte compositive ci portano a chiederci, più o meno consapevolmente, quello che entrambe, in sintonia, stanno osservando con tanto interesse, ma che, essendo stato escluso dall’inquadratura, rimarrà comunque e per sempre un mistero.

La fotografia di Janeković, attraverso le sue presenze, ci parla delle rispettive assenze. Ed in questo è profondamente esistenzialista. Il contenuto referenziale è spesso legato indissolubilmente a quello che, non essendo stato fissato sul negativo, è andato perso per sempre, cancellato dal flusso del tempo che passa, ma che, in virtù della costruzione retorica dell’inquadratura, continua a riverberarsi nell’immagine. Il realismo ontologico, connaturato al processo fotografico,contribuisce ad enfatizzare gli effetti di questa dinamica.

Stazione di servizio
 Nei momenti di maggiore ispirazione, questo aspetto assume addirittura connotati metafisici .In Stazione di servizio l’immagine di un benzinaio avvolto da una notte fredda e brumosa, seduto su uno scomodo sgabellino in attesa dei clienti, trascende il suo contenuto referenziale, per diventare rappresentazione di una condizione esistenziale che rimanda al significato stesso del concetto di attesa, ed è in grado di sintetizzare visivamente le teorie bergsoniane sul tempo.

Questo "realismo magico" che traspare dalle immagini del fotografo zagrebese, è forse il contenuto espressivo più significativo della sua opera, dalla quale emerge, a mio avviso, tutta la valenza intrinsecamente metafisica dell’immagine fotografica. Ed in questo, la fotografia di Janecović è pienamente autoriale.

Per questi motivi Duro Janeković , fotografo croato,  è un grande artista europeo. Europeo perché la sua opera, con i tratti di originalità che ho cercato di evidenziare, manifesta una comune sensibilità espressiva ed estetica con le più avanzate tendenze di ricerca che parallelamente vengono elaborate dai più interessanti fotografi europei. Artista perché utilizzando la fotografia in senso ‘pienamente fotografico’, riesce ad esprimere anche la dimensione metafisica di questo mezzo che, nella sua apparente oggettività meccanica, può tuttavia consentirci di accedere ad una nuova esperienza del reale: magica, straniante e misteriosa.>>

 





















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