giovedì 15 gennaio 2015

Quattro novelle sulle apparenze




"Quattro novelle sulle apparenze", di Gianni Celati, è uno dei pochi libri, forse l'unico, che ho acquistato per la copertina. La foto (Alpe di Siusi, 1979) è di Luigi Ghirri. 

Ogni tanto mi capita di ripensare a quel libro, letto appena fu pubblicato nel 1987. Avevo venticinque anni. Ora che ne ho più del doppio, penso lo apprezzerei di più.
La prima novella, "Baratto", racconta di un insegnante di educazione fisica e giocatore di rugby che d'un tratto e senza alcuna apparente spiegazione smette di parlare. Gli erano finite le parole.
Il secondo racconto, "Condizioni di luce sulla via Emilia",cerca di spiegare l'ossessione di un pittore che insegue l'immagine in grado di catturare l'immobilità assoluta, incontaminata, quando invece tutta la nostra realtà è corrotta e inquinata da uno sfarfallio, da un movimento continuo che non ne permette né la comprensione, né la rappresentazione.
Il titolo del terzo racconto è "I lettori di libri sono sempre più falsi" ed è una divertente descrizione di come la lettura, la scrittura, il possesso e la vendita di libri siano altrettanti mondi autoreferenziali e poco comunicanti tra loro.
E infine, "La scomparsa di un nuomo lodevole" mette in contrasto la difficile psicologia di un uomo di mezz'età e quella di suo figlio adolescente.
Celati non è scrittore del tutto facile e il genere della novella filosofica non agevola una veloce comprensione. Ma forse non è necessario capire fino in fondo, è forse più una questione di sintonia su certe corde. Infatti, dopo quasi trent'anni, riesco ancora a percepire la scia, la riga, l'incisione che questa lettura ha lasciato dentro di me e che periodicamente riaffiora.
Purtroppo, non è difficile sentirsi stralunati e fuori dal mondo di fronte ai fatti di questi giorni. Come Baratto, mi sento un po' nauseato dalle parole, vorrei pensare e basta, chiudermi nel mutismo ed esporre il cartello "parole esaurite".
Oppure vorrei cercare di cogliere, come il pittore di "Condizioni di luce", la verità del mondo in un solo brevissimo lampo, capirla e poi morire, finalmente appagato e in pace con me stesso.
"I lettori di libri sono sempre più falsi" è perfetto per trovare riparo dal diluvio di "Je suis Charlie", chi non salta rozzo e fascista è, perchè la vita umana, la libertà di espressione, la fede religiosa, il rispetto per la sensibilità e per la cultura degli altri sono valori così potenti, intensi e imprescindibili che è un vero peccato indossarli per sentirsi solo un po' più belli invece di cercare di farseli diventare una seconda pelle, una tuta da lavoro, una divisa con cui affrontare la complessità di ogni giorno, cosa davvero non semplice per nessuno, anche nel nostro libero, progredito, ricco e laico occidente.
Curiosamente, il racconto che ricordo di meno, praticamente nulla, è il quarto, "La scomparsa di un uomo lodevole". A venticinque anni avevo ormai poco a che spartire con le "crisi adolescenziali" ed ero naturalmente all'oscuro di "crisi di mezz'età". Adesso, anche a causa di una figlia sedicenne che se le chiedi cosa hai fatto oggi, ti risponde "delle cose", forse potrei trovarci qualche cosa di familiare.

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