mercoledì 27 novembre 2013

Bookblog e scrittori dilettanti: la passione che non guasta


 Sabato scorso ho assistito al dibattito "Bookblog. editoria e lavoro culturale" che si è svolto nell'ambito di Bookcity a Milano. Non voglio fare il resoconto dell'incontro, perchè ne trovate una sintesi efficace qui:   
http://sonodunquescrivo.blogspot.it/2013/11/bookblog-i-nuovi-attori-culturali.html

Si è parlato di blog letterari, iniziando con l'esposizione dei dati di un interessante sondaggio che li riguarda. Poi però il dibattito si è concentrato sulla punta dell'iceberg, senza più curarsi di tutto ciò che sta sotto.
Si è quindi ampiamente dibattuto di "indipendenza" o di possibilità di "condizionamenti" delle case editrici sui blogger, di "affidabilità" delle proposte e dei giudizi, del diverso patto di fiducia che lega il lettore al blogger piuttosto che al giornale a pagamento, della possibile o problematica collaborazione tra business e cultura, della sostenibilità di lavori "militanti" e non retribuiti e anche del fatto che una professione debba necessariamente essere retribuita per considerarsi tale.
Sono rimasti un po' in ombra i blog individuali, che sono invece la maggioranza e che non ambiscono a competere con l'editoria specializzata, ma soltanto ad esprimere e a coltivare una personale passione.
In fondo, si tratta della stessa passione e della stessa volontà di espressione che anima tanti scrittori dilettanti e aspiranti scrittori. 
Personalmente non condivido il giudizio negativo e un po' snobistico che spesso viene dato su chi prova a scrivere il suo romanzo, le sue poesie, i suoi racconti.
Si dice che si tratti di una mania soprattutto italica e che l'Italia abbia quasi più scrittori che lettori. In effetti, in Italia si legge pochino, ma questo non c'entra molto con la quantità di persone che si mettono a scrivere. 
Forse ci sono maggiori collegamenti con le difficoltà ad esprimersi che si incontrano in diversi ambiti sociali: il lavoro, la scuola, la politica, la comunità.
Voglio dire che tutto questo "fai da te" culturale, che unisce scrittori a tempo perso, blogger letterari e amministratori di pagine facebook dedicate ai libri, può anche essere visto come un indice della difficoltà che i "competenti" e coloro che si occupano professionalmente di cultura incontrano nel tentare di appassionare e di coinvolgere persino chi sarebbe molto disposto a farsi coinvolgere.
Inoltre, anche nella cultura come in altri campi (penso allo sport ad esempio) è proprio il mondo dilettantistico quello dove si trova ancora entusisasmo e passione sincera. Ben vengano quindi i blog letterari e bene, benissimo se si scrive tanto. Preferisco che il mio Paese sia un'agorà vispa, frizzante e piena di voci, magari anche un po' "caciarona", piuttosto che un tempio dove pochi sacerdoti officiano i loro sacri riti tra il silenzio degli astanti.

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