venerdì 27 settembre 2013

Il Decameron in cento tweet



Letto sul Sole 24 Ore di domenica 22 settembre che la Società Dante Alighieri, per celebrare il settecentesimo “compleanno” di Giovanni Boccaccio, ha lanciato in rete l’iniziativa di riassumere le cento novelle del Decameron in altrettanti “cinguettii” da 140 caratteri.
L’idea di riassumere in 140 caratteri un’opera letteraria non è nuova.
Ci sono i precedenti di Einaudi nel 2011, del Corriere della sera nel 2006, e di molti altri.
In così poco spazio, è naturale che molti dei micro-riassunti siano animati da spirito goliardico, dunque cosa c’è di meglio delle novelle del Boccaccio per riproporre il gioco? Fin dai tempi della scuola, il Decameron ha  ispirato recite, parodie, imitazioni, caricature.
In più, come giustamente sottolinea Lorenzo Tomasin  sul Sole 24 Ore, lo stesso Boccaccio già sintetizzò le sue novelle nella breve rubrica che precede ognuna di esse. E qualcuna di queste introduzioni rientra perfettamente nei limiti dei 140 caratteri. Ad esempio: “Abraam giudeo, da Giannotto di Civignì stimolato, va in corte di Roma; e veduta la malvagità de’ cherici, torna a Parigi e fassi cristiano” (138 caratteri). Oppure: “Un monaco, caduto in peccato degno di gravissima punizione, onestamente rimproverando al suo abate quella medesima colpa, si libera dalla pena” (142 caratteri, solo 2 di troppo)
Prendiamola anche come un’occasione per rileggere il Decameron. Qualche mese fa, ho voluto tornare  alla seconda novella della sesta giornata, quella di Cisti fornaio e dei due bicchieri “che parevan d’ariento, sì  eran chiari”: mi serviva per un racconto che stavo scrivendo.
Ora, non so se mi cimenterò nel gioco dei 140 caratteri, ma molto probabilmente  rileggerò qualche altra novella. Trovo che rileggere Boccaccio, tra un Baricco e l’altro, non possa che fare bene :-)



P.S. Giovanni Boccaccio riassunse così la novella di Cisti fornaio: “Cisti fornaio, con una sola parola fa ravvedere messer Geri Spina d’una sua trascurata domanda” : 94 caratteri!

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